PANE A LIEVITAZIONE NATURALE
Il pane a lievitazione naturale è un prodotto ottenuto attraverso l’utilizzo del lievito madre o pasta madre, un impasto fermentato naturalmente che contiene lieviti e batteri lattici. Questa tecnica tradizionale, riscoperta e valorizzata negli ultimi anni, offre numerosi vantaggi in termini di gusto, digeribilità e valore nutrizionale.
Caratteristiche del pane a lievitazione naturale
Lievito madre
È un impasto di farina e acqua che, lasciato fermentare, sviluppa una microflora naturale composta da lieviti e batteri lattici.
La fermentazione lenta produce acidi organici (acetico e lattico) che conferiscono al pane un aroma unico e una maggiore durata.
Processo lento e naturale
La lievitazione può richiedere dalle 8 alle 48 ore, a seconda delle condizioni ambientali e delle preferenze del panettiere.
La fermentazione lenta migliora la digeribilità e sviluppa sapori complessi.
Gusto e consistenza unici
Il pane ha un sapore leggermente acidulo, una crosta croccante e una mollica morbida, alveolata e ben idratata.
Vantaggi del pane a lievitazione naturale
Digeribilità
I batteri lattici degradano il glutine e pre-digeriscono gli amidi, rendendo il pane più facilmente assimilabile.
Riduzione di problemi digestivi associati al consumo di pane prodotto industrialmente.
Durata prolungata
Grazie agli acidi organici prodotti, il pane si conserva più a lungo senza sviluppare muffe.
Profilo nutrizionale migliore
La fermentazione attiva migliora la biodisponibilità di minerali come ferro, zinco e magnesio.
Assenza di additivi chimici
È un prodotto naturale al 100%, privo di conservanti, miglioratori e agenti lievitanti chimici.
Sostenibilità
La produzione di pane a lievitazione naturale è spesso associata all’uso di farine integrali o di grani antichi, promuovendo la biodiversità e la coltivazione sostenibile.
Processo di produzione
Preparazione del lievito madre
Si alimenta con farina e acqua, mantenendo costante il ciclo di fermentazione.
Impasto
Il lievito madre viene incorporato alla farina, acqua e sale per creare l’impasto.
Prima lievitazione
L’impasto riposa per diverse ore a temperatura ambiente o in un ambiente controllato.
Formatura
Si dà forma ai pani, che vengono lasciati riposare per una seconda lievitazione.
Cottura
Il pane viene cotto a temperature elevate (200-230°C) per creare una crosta croccante e ben colorita.
Farine e varianti del pane a lievitazione naturale
Farine utilizzate
Farina di grano tenero, integrale, farro, segale, kamut o grani antichi, Senatore Cappelli, Tipo 1, Tipo 2
Le farine biologiche sono spesso preferite per rispettare il carattere naturale del prodotto.
Varianti comuni
Pane integrale: ricco di fibre e minerali.
Pane ai cereali: con semi e grani per un maggiore apporto nutrizionale.
Pane al farro o alla segale: sapore rustico e intenso.
Lievito Madre: una tradizione che fermenta Innovazione!!
Nel mondo del Pane e della Pasticceria, ma un vero e proprio simbolo di cura, pazienza e passione.
Questo piccolo “ecosistema vivente” è un mix perfetto di tradizione e scienza. Utilizzarlo significa riscoprire antichi sapori ma anche investire nel futuro della qualità alimentare:
Naturalità: Niente additivi, solo la forza della natura.
Sostenibilità: Un prodotto che cresce e si rinnova nel tempo.
Unicità: Ogni lievito Madre è diverso, racconta una storia unica.
Utilizzarlo richiede dedizione e attenzione quotidiana, ma il risultato?
Un Pane che profuma di autenticità, un Dolce che racconta il tempo e la tradizione.
In un periodo storico come questo dove i prezzi di ogni cosa salgono, il personale specializzato si fa fatica a trovare, quello che si trova (visto il momento critico) costa di più
Bisogna formarne di nuovi in modo semplice, senza che abbia particolari specializzazioni.
E’ necessario trovare nuove soluzioni, nuove idee capaci di mantenere fermi i costi fissi e aumentino la produttività, alzando e ottimizzando le capacità produttive.
Abbassare i margini non per forza deve significare perdita di guadagno, non si deve rischiare di ridurre la qualità acquistando ingredienti alternativi che non ci garantiscono gli stessi standard (questa è la soluzione più semplice, ma non la più intelligente), modificare le ricette con ingredienti meno qualitativi per ridurre i costi, non serve anzi potrebbe rivelarsi un vero e proprio danno:
Perdita di clienti
Rieducazione del personale all’utilizzo di altri ingredienti, che non sempre viene applicato e interpretato nel modo più corretto
Modifica di elenco ingredienti al cliente, che quando legge ingredienti che non condivide, diversi, percepisce il cambio di stile “Qualità” “meno Qualità”
Rischiare che al prossimo cambio di listino del fornitore ci troviamo di nuovo a gestire il problema
E’ questo un momento dove bisogna cercare di mantenere si i margini corretti, anzi se possibile aumentarli, ma a valore:
Ridurre si il margine assoluto sul singolo prodotto (è inevitabile) ma se manteniamo il livello di Qualità alto, mantenendo i costi fissi sotto controllo cercando di non alzarli anzi abbassandoli con strumenti ed organizzazione sul lavoro, studiando acquisti e metodi che possono aiutarci a creare un sistema stabile e continuativo che non disorienta il cliente, ma lo tranquillizza.
Purtroppo il momento è critico per l’acquisto di ogni bene, dalle materie prime ai costi di gestione.
Bisogna alzare i volumi di vendita ed aumentare il margine sul totale dei volumi venduti, come?
Ridurre i costi di produzione
Mantenere alta la qualità dei prodotti
Garantire un buon, puntuale servizio ai clienti
Costanza sui prodotti per garantire fidelizzazione del cliente
Assortimento ampio e di tutti i gusti, per generare vendite d’impulso
Prodotti per ogni esigenza alimentare, cercare di soddisfare ogni cliente, ci sono clienti con esigenza alimentare diverse, non possiamo perderli, o lasciarli andare al trove.
Bisogna generare vendite anche fuori dal contesto di consumo immediato/somministrato sul posto, bisogna fargli portare il prodotto anche a casa
Rendersi disponibili a fornire servizio anche in occasione di ricorrenze.
O i progetti possono essere studiati nei minimi particolari ed essere messi a prova di chiunque?
Per anni ho sentito parlare di progetti a prova di stupido, ho visto tante attività partite con questo criterio, ma negli anni ne ho anche visti chiudere tanti.
Francamente penso che i progetti possono essere pensati, studiati e sviluppati con la conoscenza, dando la possibilità d’imparare a chiunque abbia voglia, naturalmente per abbreviare la formazione bisogna accettare, sfruttare l’innovazione, ed essere capaci di creare la semplicità d’insegnamento/apprendimento ed il metodo per poter garantire e replicare ciò che stato fatto. Un lavoro può essere fatto da chi non ha esperienza in quel settore, ma i progetti/processi devono sicuramente essere supportati da persone che conoscono ed hanno esperienza in quel settore, sono in grado di trasferirle ad altri, creando strumenti di supporto.
Costantemente essere in grado di verificarne la corretta applicazione, non basta dire le cose, non basta aver scritto…. Ma serve un costante controllo ed una grande capacità nel gestire le criticità di un progetto.
Al pane mi dedico da quando avevo 14 anni. Ho iniziato a lavorare quasi casualmente come pasticcere nel 1981, entrando nel mondo della panificazione nel 1995.
La ricerca e lo sviluppo sono sempre state le mie parole d’ordine. E’ per questo che da ragazzo ho viaggiato molto, apprendendo vari metodi di lavoro e operando anche in villaggi turistici, hotel di lusso stranieri e navi da crociera. Il confronto è stato fondamentale per approfondire tecniche e sviluppare idee, cogliendo i suggerimenti di maestri del pane italiani ed esteri.
IDEE INNOVATIVE
A partire dal 1997, ho messo a punto il progetto Punto Caldo. L’idea che mi è venuta è stata dunque quella di rilanciare il lavoro del panettiere cercando il modo di abbattere la fatica.
Quello del panificatore è un mestiere duro e faticoso che oggi pochi giovani sono disposti a imparare. Per questo sono diventato un pioniere del metodo Punto caldo, una tecnica fondata sull’uso di prodotti surgelati che possono essere lavorati e cotti in ogni momento, senza bisogno di troppo lavoro notturno né di licenze particolari.
RICERCA E INNOVAZIONE
Ho sempre amato la ricerca di nuovi prodotti e nuove tecniche.
Nel 2006 ceduto il mio Punto caldo arcorese che mi ha impegnato intensamente per tre anni, mi posso dedicare a tempo pieno alla consulenza per aspiranti imprenditori che intendono aprire negozio analogo, o semplicemente rivedere la loro organizzazione produttiva.
L’ARTE DELLA PANIFICAZIONE
Arte antica, quella del panettiere. L’origine della pratica di trasformare la farina in buon pane, mischiandola con acqua, sale e lievito, si perde nella notte dei tempi.
Visto che parliamo di un prodotto di largo consumo le cui radici vanno molto lontane per tradizione, cultura e importanza nutritiva, il pane non ha mai smesso di essere presente sulle nostre tavole per il piacere collettivo di consumarlo nella freschezza e genuinità alimentare. L’abitudine al consumo giornaliero di pane e dei suoi derivati ha determinato la necessità di scoprire nuove tecniche, capaci di unire le ricette più artigianali con i metodi più moderni senza mai trascurare la qualità e le caratteristiche nutrizionali del prodotto.
COS’È IL PUNTO CALDO
Il Punto Caldo è un nuovo tipo di panificio dove si preparano e si vendono pane, pizze e prodotti da forno in genere. In un Punto caldo non s’impasta niente, di conseguenza non ci sono impastatrici o macchine per la preparazione dei prodotti. Le materie prime non sono più le farine e i vari mix; si trasformano invece impasti acquistati crudi o surgelati; già formati o da trasformare secondo la propria creatività, personalizzando i prodotti e creando margini di guadagno più interessanti. A differenza di un panificio tradizionale, l’utilizzo di prodotti crudi e surgelati, preparati da fornitori selezionati e specializzati, consente un minor impegno per la gestione del punto vendita e si traduce in miglior servizio offerto.
UN PUNTO CALDO E’ CARATTERIZZATO DA SEMPLICITA’ EFLESSIBILITA’
I prodotti vengono impastati, formati, in alcuni casi lievitati, abbattuti, e conservati in apposite celle di mantenimento a – 20°, distribuiti nei vari punti vendita “Punti Caldi” a cui non rimane altro che farli rinvenire o lievitare (a seconda delle modalità d’uso e di tempo) personalizzarli, e cuocerli, per venderli sempre freschi appena sfornati. Per aprire un forno non è necessaria una licenza di panificazione, è sufficiente avere un locale idoneo, munirsi di autorizzazione igienico-sanitaria rilasciata dalla Asl e dare comunicazione scritta Comune in cui si intende aprire l’attività.
PUNTO CALDO E PANIFICIO TRADIZIONALE
Il Punto caldo differisce dal Panificio tradizionale, che definiamo come un punto vendita con annesso un laboratorio attrezzato con impastatrici e spezzatrici (macchine per la formatura dei diversi tipi di pane). In un panificio tradizionale la lavorazione avviene solitamente nelle ore notturne o di mattina presto, generalmente da dopo mezzanotte fino alle 9/10 del mattino. Si produce un quantitativo fisso di prodotti che poi vengono venduti durante tutta la giornata fino ad esaurimento. Un panificio, generalmente, impiega del personale specializzato e utilizza ore di lavoro notturno.
ALTRI SVANTAGGI DI UN PANIFICIO TRADIZIONALE
Ha un assortimento limitato a causa delle attrezzature e della necessità di evitare tanti piccoli impasti che abbasserebbero la produttività.
I prodotti devono essere preparati con largo anticipo e spesso invecchiano prima di essere veduti.
Non riesce a gestire le quantità da produrre: a volte il prodotto rimane invenduto, altre volte finisce troppo presto, creando un comprensibile disservizio al cliente.
PUNTO CALDO E RIVENDITA DI PANE
Il Punto caldo differisce anche da una rivendita, che è un semplice negozio dove non si cuoce in pane: il prodotto infatti arriva già pronto. Le modalità e gli inconvenienti di gestione e di vendita sono simili a quelle del panificio tradizionale, con uguali problemi di quantità, di assortimento e di invecchiamento prodotto, con assenza di personalizzazione del prodotto e flessibilità.
INCONVENIENTI DELLA RIVENDITA
Il prodotto finito viene consegnato sfuso in ceste, con sistemi non sempre adeguati dal punto di vista igienico. Questo comporta la possibilità di contaminazione del pane, e la sua esposizione alle intemperie del tempo (pioggia e altro) visto che lo scarico dall’automezzo che trasporta il pane al punto vendita avviene allo scoperto.
In una rivendita, non avendo gli stessi margini di guadagno del panificatore vero e proprio, la gestione è pesantemente penalizzata dalla scarsa disponibilità di prodotto, il timore dell’esercente di avere a fine giornata grosse di invenduto.
Per questo motivo è inevitabile causare un disservizio al proprio cliente, oltre a limitare il proprio fatturato.
Continua a seguirci per scoprire altre novità del settore inerenti al Punto caldo!!
Offrire una gamma di prodotti molto ampia, sfornati durante tutta la giornata in modo da vendere un prodotto sempre fresco, appena sfornato e capace di stimolare il consumatore ad acquisti “d’impulso”.
Andare incontro alle esigenze dei clienti, sempre più esigenti ed attenti, con una vasta offerta di prodotti sempre freschi, anche dietetici, salutistici, biologici o anche semplicemente nuovi.
Il Punto Caldo utilizzando prodotti crudi e surgelati (da lievitare e cuocere), precotti e surgelati (da dorare) o crudi e surgelati da cuocere direttamente, riduce i costi di produzione e limita le perdite dovute a mancanza di prodotto o al pane invenduto.
VANTAGGI DEL PUNTO CALDO
Un Punto Caldo offre grandi vantaggi al consumatore che può scegliere il pane che più si avvicina alle sue aspettative, tra una vasta gamma di prodotti appena cotti e di ottima qualità.
VANTAGGI COMPETITIVI DI UN PUNTO CALDO
Utilizzo di personale non specializzato (ma formato in un breve tempo).
Offerta ampia di prodotti di qualità e di sicuro impatto capaci di sviluppare anche vendite d’impulso.
Costante presenza di prodotti freschi sul banco, garantendo al cliente del pomeriggio o della sera di trovare la stessa offerta del mattino.
ALTRIVANTAGGI’ DEL PUNTO CALDO
Riduzione dell’invenduto.
Facilità di gestire la produzione, le scorte e le ordinazioni dei clienti
Maggiore produttività.
Facilità di gestione, anche dal punto di vista igienico, del proprio laboratorio.
Riduzione degli spazi di lavoro e quindi dei costi di locazione.
LA QUALITÀ E GARANZIA DEI PRODOTTI
È ormai qualche anno che in Italia si lavora sul perfezionamento del pane crudo e surgelato. Oggi si è raggiunta una buona conoscenza del metodo ottenendo un’elevata qualità e un’ampia gamma di prodotti sia per formato che per tipologia di pane.
I prodotti di un Punto Caldo sono garantiti nella loro composizione (ingredienti) e nella loro lavorazione (ambienti). I prodotti nascono da fornai che hanno adottato la tecnologia del freddo, con regolari licenze di produzione e surgelazione, con impasti dedicati, con ingredienti ad alta rotazione, conservati e trasportati in apposite celle mai esposti a contatti esterni (come può accadere per il pane fresco).
L’ESPERIENZA DIRETTA: APRE IL PUNTO CALDO DI ARCORE
Nell’agosto 2003, in un locale di soli 80 metri quadri nel cuore di Arcore, ha preso forma il mio primo Punto Caldo.
Non un semplice forno, ma il frutto di anni di esperienza e formazione e di un coraggioso ma consapevole salto verso un modo nuovo di vendere pane e derivati.
IL GRANDE SALTO
Il Punto Caldo di Arcore è stato uno spartiacque tra una carriera dedicata alla ricerca e l’applicazione pratica di varie intuizioni.
Per aprirlo non è stata nemmeno necessaria una licenza di panificatore, ma semplicemente i permessi sanitari e quello rilasciato dalla Camera di commercio.
E’ questo uno dei vantaggi del Punto Caldo: non servono particolari qualifiche, cosicché chiunque, con una formazione ad hoc di qualche mese, può intraprendere l’attività.
L’ATTENZIONE PER IL CLIENTE
La freschezza del prodotto nell’intero arco della giornata ha rappresentato un grande valore aggiunto, soprattutto per il cliente che, per il successo di un negozio, deve essere messo al centro dell’attenzione.
CONSUMATORE PROTAGONISTA
Nel mio panificio, ho cercato di rendere il consumatore sempre più protagonista delle sue scelte. Ho perciò garantito un assortimento quotidiano vastissimo puntando anche su “proposte su misura”.
Ho prestato attenzione ai gusti e alle richieste dei clienti, evitando di imporre modelli precostituiti e variando l’offerta stagionale e accostando ai prodotti da forno la vendita in scaffale di prodotti regionali che ben si accompagnano al pane.
L’esito è stato la fidelizzazione del cliente: il punto forte del mio progetto, confermato dal numero quotidiano di consumatori che hanno scelto per tre anni il mio negozio.
LA FILOSOFIA DEL PUNTO CALDO DI ARCORE
Il mio scopo era quello di impostare, nel piccolo spazio a disposizione, un’attività commerciale di alto livello, in grado di diversificare il prodotto il più possibile, di garantire una qualità all’antica ma anche spunti innovativi raccolti durante le mie precedenti esperienze in laboratorio, in Italia e all’estero.
Volevo soddisfare le richieste del cliente, invece che di imporgli una gamma di prodotti standard.
LA VERA INNOVAZIONE E’ STATA IL METODO
Ho iniziato a preparare pane, dolci, pizze e focacce utilizzando semilavorati crudi e surgelati acquistati da fornitori specializzati. Una scelta che mi ha permesso di disporre in ogni momento di una gran quantità di materia prima da lavorare, cuocere ed esporre sul banco.
Ho dimezzato la necessità del lavoro notturno e ho potuto offrire ai miei clienti prodotti freschi in ogni momento della giornata. Se il pane terminava durante il giorno, era possibile produrne di nuovo. Il risultato erano prodotti appena sfornati, anche nel bel mezzo del pomeriggio, senza dover ricorrere ai panettieri che, nei comuni forni, lavorano di notte, ma staccano in mattinata per poter dormire.
IMMAGINE e GESTIONE
Garantita la qualità del prodotto, la varietà dell’assortimento e la freschezza di pane e derivati, non ho trascurato l’immagine da dare al mio punto vendita. L’ambiente caldo, semplice ma raffinato, fa parte del servizio offerto al cliente. Così come l’allestimento di vassoi con assaggi vari, dedicati ai consumatori. Una scelta che permette anche di far conoscere prodotti nuovi e particolari e di sondare la risposta.
Altro fattore importante nella gestione è la fascia oraria di apertura. Il punto caldo di Arcore, per tre anni, ha garantito la serranda alzata dalle 7 alle 20, per rispondere alle esigenze di tutte le categorie di consumatori, compresi i lavoratori che la sera rincasano tardi.
IL SUCCESSO IN CIFRE
Le cifre provano concretamente il successo economico del negozio di Arcore, ottenuto con un investimento di risorse piuttosto contenuto. E i buoni risultati riscontrati sia in termini di fatturato che di numero di clienti quotidiani sono accresciuti dal fatto che il punto caldo arcorese era un negozio nato dal nulla. Non ho rilevato licenze precedenti e quindi clienti già affezionati all’insegna, ma sono partito da zero.
RISULTATI
Fatturato annuo: da 400mila a 440mila euro.
Fatturato giornaliero: da 1.400 a 3.300 euro, con punte di 4.500 in giorni caldi come la vigilia delle feste.
Clienti: da 350 a 650 al giorno, nonostante la presenza vicinissima di altri tre panettieri storici;
Referenze (tipologie di pasta) in entrata: 30-40
Referenze in uscita: almeno 100 diverse, variabili per stagione o periodo
Personale: quattro addetti alla vendita e due addetti alla lavorazione, più il proprietario e personale occasionale nei periodi più intensi
CAPITOLO 2: PRODOTTI DA FORNO TRA TRADIZIONE E NUOVI ORIZZONTI
2.1 – Il pane
Dal latino panis, il pane è un prodotto alimentare che viene realizzato con un impasto a base di cereali ed acqua, il quale viene fatto lievitare e cotto in forno. Può avere forme diverse e può essere caratterizzato da ingredienti prettamente regionali. Nella tradizione mediterranea il pane di frumento rappresenta una componente primaria nell’alimentazione ed è fonte importante di carboidrati nella dieta degli occidentali.
In molteplici occasioni e in differenti epoche, la storia del pane è sempre stata legata a movimenti sia politici sia economici. Il prezzo del pane ebbe un ruolo rilevante al tempo della Rivoluzione Francese e durante la politica d’espansione romana. Vespasiano era consapevole che chi distribuiva pane aveva il controllo di una città, tanto che preparò la sua scalata al potere, appropriandosi prima dei magazzini e dei silos di grano, poi controllando la distribuzione dei cereali. I fornai hanno sempre avuto fama d’essere rivoluzionari, poiché i forni, dato il loro insolito orario di lavoro, erano luoghi ideali per le riunioni clandestine.
Le origini del pane risalgono al periodo neolitico, quando l’uomo cominciò a coltivare i primi cereali. Il prodotto finito, però, più che pane sembrava una poltiglia senza forma. Nel momento in cui gli uomini impararono a macinare il grano con il mortaio, qualcuno osservò che lasciando la miscela vicino al fuoco, questa s’induriva. Si arrivò in tal modo ai primi pani senza lievito. La scoperta del lievito la si deve agli Egiziani i quali notarono che, lasciando riposare la pasta per un po’ di tempo, il pane diventava più leggero e voluminoso. Quando la farina è impastata con acqua, la proteina che si forma contiene il “glutine”, una specie di maglia elastica in grado di trattenere le bolle d’ossido di carbonio che si formano e si sviluppano una struttura fissa e spugnosa durante la cottura.
I Greci aggiunsero nuovi aromi e sapori nella lavorazione, riuscendo a produrre oltre 72 tipi di pane e pasta. Sono stati però i romani a dare alla lavorazione del pane un valore artigianale con l’uso di farine bianche e più dolci. A Roma i forni pubblici nacquero nel 168 A.C. e ai tempi di Augusto se ne contavano circa 400. Nei pressi della Porta Maggiore della “città eterna”, è possibile vedere ancora oggi un curioso monumento che venne eretto alla gloria dei fornai. Si tratta di una specie di torre formata da tre grandi vasi in cui si lasciava il pane a lievitare. I vasi sono disposti impilati verticalmente e orizzontalmente, gli uni sugli altri, il tutto è sormontato da un affresco che rappresenta le varie operazioni che subisce il chicco di grano fino a che diventa pane. La macinatura del grano era assicurata dal lavoro di un asino, che girando faceva muovere delle pesanti lastre di pietra di forma conica.
Nell’alto Medioevo prevalse invece la panificazione privata, poiché ogni signore possedeva il proprio forno e anche il proprio mulino per macinare il grano e produrre così la farina. Fu proprio nel periodo del Medioevo che il pane vide crescere il proprio prestigio per la sua funzione nella sacralità della religione cristiana. Le corporazioni dei fornai, come artigiani indipendenti, risorsero con l’affermarsi del libero Comune.
Si fecero limitati progressi nella lavorazione del pane fino a circa il 1630, quando fu introdotto l’uso del lievito per accelerare la fermentazione dell’impasto (in precedenza si era soliti aggiungere, al posto del lievito, un impasto fermentato tutta la notte allungando considerevolmente il processo di lavorazione). Tra XI e XII secolo il mulino si affermò nell’economia rurale. Furono i ricchi e le classi agiate, le cui preferenze andavano a favore del pane bianco, a consentirne la sua espansione. La qualità del pane consumato dai ricchi era differente da quella consumata dai contadini: questi dovevano mescolare il frumento con l’orzo, la segale e perfino l’avena e il pane così prodotto era di misera qualità. Durante tutti questi secoli, fino alla rivoluzione industriale, l’evoluzione della panificazione fu assai lenta. I cambiamenti più importanti furono possibili grazie ai nuovi sistemi di macinazione, all’impegno di macchine per impastare e raffinare, ai forni a gas ed elettrici a cottura continua, a nuovi ingredienti capaci di conferire maggiore forza alle farine consentendo un maggior assorbimento d’acqua dell’impasto. Durante l’ottocento e il primo Novecento non si ebbero nuovi cambiamenti. La guerra del 1915-1918 fece da sfondo agli anni della pasta grigia, del pane integrale e dei surrogati. L’esercito consumava grandi quantità di pane che arrivava nelle trincee sporco ed ammuffito. Situazione simile fu quella che si ebbe durante la seconda guerra mondiale e fu solo al termine, nel periodo della ricostruzione post-bellica, che la situazione tornò alla normalità.
Il pane è anche un simbolo religioso. In ricordo dell’ultima cena di Gesù Cristo, il pane azzimo viene utilizzato nell’eucarestia da diverse religioni cristiane.
2.2 – La pizza
La pizza, invece, ha una storia lunga, complessa ed incerta. Le prime attestazioni scritte della parola “pizza” risalgono al latino volgare di Gaeta nel 997 e di Penne nel 1200 nelle città di Roma, l’Aquila e Pesaro. In seguito, nel XVI secolo, a Napoli ad un pane schiacciato venne dato il nome di pizza che deriva dalla storpiatura della parola Pitta. All’epoca la pizza era un utensile da fornaio, una pasta usata per verificare la temperatura del forno. Piatto dei poveri, era venduta in strada e non fu considerata una ricetta di cucina per lungo tempo. Prima del XVII secolo la pizza era coperta con salsa bianca. Fu più tardi sostituita con l’olio d’oliva, formaggio, pomodori. Nel XVIII secolo tuttavia era comune per i poveri della zona intorno a Napoli aggiungere il pomodoro alle loro focacce, e così nacque la pizza. Il piatto guadagnò in popolarità e presto la pizza divenne un’attrazione turistica quando i visitatori a Napoli si avventurarono nelle zone più povere della città per provare la specialità locale. Nel giugno del 1889 per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito creò la “Pizza Margherita”, una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. L’uso del pomodori cominciò a diffondersi in Europa ed in Italia dopo la scoperta dell’America.
Sino al principio del Novecento la pizza e le pizzerie rimangono un fenomeno prettamente napoletano e gradualmente italiano poi, sull’onda dell’emigrazione, iniziano a diffondersi all’estero, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale, adeguandosi ai gusti dei vari paesi, diventando così un fenomeno mondiale.
2.3 – Il metodo del surgelato
La surgelazione è un trattamento che consente la conservazione di derrate alimentari per lungo tempo portando la temperatura a valori pari o inferiori a – 18°C. Si differenzia dal congelamento sia per temperatura sia per tempi d’applicazione del trattamento. La surgelazione ha anche il vantaggio di mantenere completamente intatte le proprietà organolettiche e di freschezza nel prodotto surgelato. Il surgelato rallenta il deterioramento del cibo e, sebbene possa fermare il proliferare di microorganismi, non necessariamente li uccide. Molti processi enzimatici sono soltanto rallentati dal freddo. Quindi è consuetudine interrompere l’attività enzimatica prima del surgelamento, attraverso blanching (scottatura) oppure con additivi (mai conservanti, proibiti per legge).
Seguendo il bisogno primario di nutrirsi e trasformare i prodotti della natura, l’uomo ebbe bisogno conservare il più possibile il risultato dei suoi sforzi per averli disponibili in modo continuo.
Verso la fine del 1800 Pasteur ed Appert scoprivano la tecnica del prodotto in scatola sottoposto ad elevate temperature. L’uomo però nei secoli ha sempre utilizzato le basse temperature per migliorare la conservazione dei cibi. Solo nel 1928 Birdseye sviluppò negli Stati Uniti il primo sistema industriale di surgelamento a contatto, il quale permetteva di ridurre drasticamente i tempi di surgelamento. La tecnica si sviluppò velocemente e fu subito chiaro che più veloce era il congelamento dei cibi, migliore risultava la qualità del cibo all’atto del suo utilizzo, anche molto tempo dopo il processo di surgelazione, fino ai 6 mesi.
Quando si applica il raffreddamento veloce ad un alimento si osserva una diminuzione della temperatura dalla superficie del prodotto al suo interno. Ad un certo punto l’acqua contenuta nel prodotto cambia di stato trasformandosi in cristalli di ghiaccio. Se il processo di raffreddamento è lento i cristalli iniziali tendono a crescere di dimensione (processo del congelamento) agglomerando l’acqua vicina, provocando parziale disidratazione e rottura delle pareti e delle membrane cellulari, causando normalmente, dopo lo scongelamento, una perdita di turgidità dei tessuti e una perdita di liquido tissutale e dei nutrienti in esso solubilizzati. Un’elevata velocità di raffreddamento (processo di surgelamento) invece, promuove una cristallizzazione uniforme del tessuto di piccolo ed omogenei cristalli; tanto più è veloce il raffreddamento tanto più si riducono i danni al tessuto, vegetale ed animale, del prodotto che si intende trattare, con il risultato che allo scongelamento il prodotto sarà molto simile al prodotto fresco in termini di turgidità, valori nutrizionali ed organolettici.
2.4 – Le tipologie di prodotti da forno surgelati
Premesso che per fare un buon prodotto bisogna saper utilizzare ingredienti di buona qualità e la sua lavorazione deve rispettare correttamente tutti i procedimenti, la surgelazione non è quindi nient’altro che un sistema di conservazione. Pertanto i prodotti su cui viene applicata la surgelazione non sono da intendersi di scarsa qualità, ma quest’ultima viene determinata dagli ingredienti, dalle lavorazioni, dagli ambienti in cui vengono prodotti.
Quindi per ottenere una migliore o peggiore qualità dei prodotti dipende da come essi vengono poi “trasformati” nei punti vendita. Per questo sono importanti i fattori quali la lievitazione, nel caso si tratti di prodotti da lievitare, la cottura degli stessi, l’esposizione e le modalità di vendita.
Qui sotto elencate si possono trovare le varie tipologie di prodotti surgelati:
Impasti crudi da formare: sono pezzi di pasta crudi e surgelati, sia dolci sia salati, ancora da formare, lievitare se previsto, rifinire e cuocere.
Crudo e surgelato: sono quei prodotti che vengono impastati, formati e subito abbattuti e poi conservati a – 20° .
Precotti e surgelati: sono prodotti che vengono impastati, formati lievitati (nel caso si tratti di prodotti da lievitare) rifiniti nei particolari (es. tagli, ecc.) cotti al 70% / 90% e subito raffreddati, abbattuti e poi conservati a – 20°. L’utilizzo di questi prodotti viene anche definito come fase della “Doratura”.
Prelievitati e surgelati: sono quei prodotti che vengono impastati, formati lievitati rifiniti nei particolari (es. tagli, lucidatura, decorazione ecc.), abbattuti e poi conservati a – 20°. Questi prodotti vengono anche definiti “Pronto cottura”.
2.5 – Il mestiere del fornaio
Si è potuto notare quindi che nonostante la storia millenaria del pane, che ne fa una delle attività più antiche, il mestiere del fornaio è arrivato fino a noi mantenendo inalterati i sapori di un tempo. Visto che si parla di un prodotto di largo consumo, le cui radici partono da molto lontano per tradizione, cultura e importanza nutritiva, il pane non ha mai smesso di essere presente sulle nostre tavole per il piacere di consumarlo nella freschezza e genuinità alimentare.
L’abitudine al consumo giornaliero di pane e dei suoi derivati, ha determinato la necessità di scoprire nuove tecniche capaci di unire le ricette più artigianali con metodi sempre più moderni, senza trascurare la qualità e le caratteristiche nutrizionali del prodotto.
Quello del panettiere è un mestiere antico e faticoso in quanto si svolge di notte e nelle prime ore dell’alba, e ha come compito quello di portare quotidianamente sulle nostre tavole pane, focacce, pizze, ma anche torte, biscotti, piccola pasticceria. Questo richiede senza dubbio professionalità, impegno e costanza. Infatti, al fornaio è richiesto di conoscere gli ingredienti degli impasti da realizzare (pasta lievitata, sfoglia, frolla, ecc.) e i diversi tempi di lievitazione e di cottura. Deve sapere utilizzare correttamente le attrezzature (impastatrice e forno) ed essere in grado di effettuare piccole manutenzioni. Deve conoscere la normativa igienico-sanitaria del settore e, se svolge l’attività in modo autonomo, dovrebbe avere competenze in campo economico e gestionale.
La sua creatività e la sua manualità sono indispensabili sia nella fase di lavorazione, sia nella sperimentazione di nuove ricette, al fine di poter ampliare sempre più la gamma dei prodotti offerti.
La predisposizione ad interagire con il cliente è fondamentale nel caso in cui il panettiere lavori anche nella vendita dei prodotti. Infine, è importante essere flessibili nel proprio orario di lavoro e disponibili a continui aggiornamenti.
Il progresso tecnologico ha contribuito a ridurre i compiti e i disagi del panettiere, grazie all’introduzione di attrezzature e sistemi di produzione automatici in tutti i differenti processi di lavorazione. L’aiuto della tecnologia non è certo trascurabile, tuttavia impone un altissimo prezzo da pagare. La fatica e gli alti costi delle nuove tecnologie hanno determinato l’allontanamento dei giovani da questo mestiere e il risultato è che il numero dei panificatori diminuisce di anno in anno e con questo si rischia di perdere una tradizione.
2.6 – Il “Punto Caldo”
Il “Punto Caldo” vuole essere un nuovo tipo di rivendita di prodotti da forno, caratterizzato completamente dall’utilizzo di impasti crudi e surgelati che garantiscono alla clientela un ampio assortimento di prodotti di qualità sempre freschi, fragranti e genuini.
Come in ogni panificio, pizzeria o pasticceria, anche all’interno di ogni “Punto Caldo” vengono preparati e venduti pane, pizza, focaccia, torte salate o dolci e pasticcini, ma, contrariamente ai negozi tradizionali, non è prevista la fase di impasto. Questa scelta permette innanzitutto di non utilizzare impastatrici o macchine per la preparazione dei prodotti e secondariamente di trasformare gli impasti crudi e surgelati, valorizzando ancor di più la creatività di ogni operatore.
Inoltre, consente di soddisfare anche le più esigenti richieste di ogni acquirente abituale, incuriosendo allo stesso modo anche diversi non clienti diffidenti o indifferenti al settore dei prodotti da forno o alla proposta del “Punto Caldo”.
Gli impasti vengono conservati in apposite celle di mantenimento a -25°C e al “Punto Caldo” non rimane altro che farli rinvenire o lievitare, a seconda delle modalità d’uso e di tempo, e cuocerli per venderli sempre freschi appena sfornati. Per aprire un “Punto Caldo” è necessario avere un locale idoneo per l’espletamento dell’attività. Inoltre, è fondamentale munirsi di autorizzazione igienico sanitaria rilasciata dalla ASL di competenza e comunicare l’inizio della propria attività al Comune in cui si intende aprire il “Punto Caldo”.
2.7 – Il panificio tradizionale e la rivendita
Per poter inquadrare il contesto in cui si inserisce il “Punto Caldo”, occorre confrontarlo con le due realtà presenti nel settore dei prodotti da forno: il panificio tradizionale e la rivendita.
Il panificio tradizionale si differenzia dal “Punto Caldo” per:
la presenza di un laboratorio attrezzato con macchine per la formazione dei diversi tipi di pane, quali per esempio le impastatrici e le spezzatrici;
la tempistica della lavorazione del pane che avviene solitamente nelle ore notturne o di mattina presto (generalmente da dopo mezzanotte fino alle 9/10 del mattino);
la produzione del pane che viene programmata e realizzata secondo un quantitativo fisso e non variabile. Tali prodotti vengono successivamente venduti durante tutta la giornata fino al loro esaurimento. A volte il prodotto rimane invenduto, altre volte finisce troppo presto, creando così un disservizio al cliente;
l’impiego di personale specializzato ed il suo lavoro notturno;
l’assortimento limitato a causa della disponibilità di un numero di attrezzature limitato e dalla necessità di non dover produrre tanti piccoli impasti che abbasserebbero la produttività.
La rivendita differisce dal “Punto Caldo” per:
la mancanza della “fase di cottura” del pane, in quanto il prodotto arriva già pronto per essere venduto;
la vendita di quantità limitate di prodotti, per il timore da parte dell’esercente di avere grosse quantità di invenduto a fine giornata, riducendo così ancor di più i propri margini;
un assortimento limitato di prodotti sul banco vendita, evidenziando così l’assenza di personalizzazione;
la possibilità di un rapido invecchiamento del prodotto e della contaminazione del pane, in quanto nel suo trasporto può essere esposto alle intemperie del tempo.
2.8 – L’analisi del macroambiente e l’analisi SWOT
Prima di illustrare le peculiarità e i vantaggi che si possono trovare all’interno del progetto “Punto Caldo”, occorre effettuare sia l’analisi del macroambiente sia l’analisi SWOT del “Punto Caldo”.
Il macroambiente è formato dall’insieme delle forze esterne sulle quali l’impresa non ha la possibilità di agire, ma dalla cui analisi riesce a comprendere minacce che incombono o le opportunità che si vanno generando nel contesto in cui essa si riferisce (Fiocca, 2010). Esso è composto dai seguenti sub-sistemi associati già alle caratteristiche del “Punto Caldo”:
sistema economico-finanziario: crisi economica, perdita di potere d’acquisto, aumento dell’inflazione, aumento della disoccupazione, difficoltà nell’avere prestiti da parte degli istituti di credito;
un sistema politico-legale: vi è un trend di continue liberalizzazioni che inizia dalla eliminazione del contingentamento delle licenze, passando dall’abolizione dei limiti all’apertura di nuovi esercizi e degli orari. Con l’adozione del DPR n°502 del 30 novembre 1998, si riserva la denominazione di “panificio” alle imprese che svolgono l’intero ciclo della produzione del pane (dalla lavorazione delle materie alla cottura finale) e la denominazione di “pane fresco” al pane prodotto secondo un processo continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata di materie prime, dei prodotti intermedi e degli impasti;
Inoltre, la normativa prevede l’obbligo della dicitura “pane conservato” con l’indicazione dello stato e del metodo di conservazione, delle modalità di confezionamento, di vendita e delle modalità di conservazione e di consumo.
un sistema demografico: come in ogni paese occidentale, si sta vivendo in contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da una diminuzione della natalità, compensata in parte dalle nascite degli immigrati;
un sistema socio – culturale: riduzione dei tempi per la pausa pranzo, meno persone sia per problemi di tempo, sia per abitudine, si dedicano a cucinare. Vi è un pregiudizio nella maggior parte degli italiani che il surgelato è sinonimo di non qualità. È sempre più difficile trovare giovani disposti a lavorare di notte. Vi è infine una crisi di identità del settore;
un sistema tecnologico: nel settore vi è una continua evoluzione delle tecnologie volte a generare miglioramenti nei processi produttivi, nella logistica, nei canali distributivi, nella comunicazione;
un sistema ambientale: attenzione a ridurre l’inquinamento.
L’analisi SWOT (acronimo per strenghts, weaknesses, opportunities, threats) invece è un strumento che è in grado di orientare il processo decisionale. Qui sotto si può osservare la SWOT del “Punto Caldo”.
PUNTI DI FORZA
offerta ampia di prodotti di qualità e di sicuro impatto con una dinamicità nell’assortimento;
presenza di prodotti freschi sul banco a qualsiasi ora del giorno;
facilità di gestire la produzione, le scorte e le ordinazioni dei clienti riducendo l’invenduto e gli sprechi grazie alla standardizzazione dei processi produttivi;
riduzione degli spazi di lavoro e quindi dei costi di locazione;
riduzione dei costi di energia, con un’attenzione particolare all’ambiente;
utilizzo di personale non specializzato (ma formato in breve tempo).
PUNTI DI DEBOLEZZA
mancanza di conoscenza del concetto di surgelato come strumento di conservazione;
non viene sempre rispettato il trasporto e la conservazione di questi prodotti, in quanto è fondamentale, per mantenere una qualità eccelsa, non interrompere la catena del freddo;
la gente comune, prima di provare i prodotti, non sa distinguere tra precotto surgelato e crudo surgelato;
brand poco conosciuto.
OPPORTUNITA’
incentivi per l’imprenditoria;
maggiori controlli degli enti preposti per il rispetto della legge 502/98;
sostegno dei fornitori nella ricerca e sviluppo di nuovo prodotti o processi produttivi.
MINACCE
aumento del costo delle materie prime in particolare del grano;
crisi economica con una conseguente fase di recessione;
ingresso di nuovi attori;
aumento delle imposte.
2.9 – I vantaggi del “Punto Caldo” derivanti dall’economicità e dalla personalizzazione
Per poter verificare la veridicità del progetto e per poter argomentare che il “Punto Caldo” rappresenta un’ innovazione di valore nel modello di business dei prodotti da forno, ho posto alcune domande a due importanti personaggi del settore:
Vincenzo Mascio: pioniere del concetto di “Punto Caldo”, ha aperto una sforneria ad Arcore nel 2003 seguendo questa nuova metodologia. E’ oggi consulente per imprenditori di negozi al dettaglio e per la grande distribuzione, oltre ad essere un valido supporto per gli imprenditori produttori di surgelato. È anche formatore per gli operatori che realizzano i prodotti con il metodo del “Punto Caldo”.
Andrea Vecchi: imprenditore dell’azienda produttrice di prodotti da forno surgelati denominata “Forno di Levizzano” e proprietario di alcuni negozi caratterizzati dal progetto “Punto Caldo”.
Secondo i dati che mi sono stati comunicati, che derivano da un’analisi dettagliata dei bilanci dei loro “Punti Caldi” e dalla loro esperienza diretta, si può stimare che a parità di superficie e di posizione del negozio e di impiego di personale destinato alla vendita, il “Punto Caldo” è più economico di un panificio tradizionale per le seguenti motivazioni:
risparmio iniziale di circa €. 80.000,00 per il mancato acquisto di attrezzature destinate al laboratorio quali impastatrici, sfogliatrici, gruppi per la formatura del pane, forni di ampie dimensioni per permettere una cottura in contemporanea di grossi quantitativi di pane prima dell’apertura del negozio, ecc. Per il “Punto Caldo” fondamentale l’acquisto di una “cella surgelati -20°” e di una “cella di ferma-lievitazione”, che funziona grazie alla programmazione delle lievitazioni, sopperendo così alla buona parte del lavoro notturno degli operatori del settore;
riduzione dei costi di energia di circa un 50%;
riduzione del 66% dei costi di personale destinato al laboratorio;
riduzione dello spazio destinato al laboratorio di circa un 33%.
Invece, l’acquisto medio di un impasto crudo surgelato per realizzare un prodotto da forno, si aggira intorno a 1,90 – 2,00 al kg, invece il costo medio degli ingredienti, partendo dalla fase di impasto è di circa 1,00 – 1,10 al kg, a cui devono essere aggiunti il costo del personale, dell’energia oltre agli interessi.
Inoltre, il “Punto Caldo” permette di aumentare di gran lunga le referenze dei prodotti, ampliando così l’assortimento per il cliente. In media, quotidianamente, si possono produrre almeno il doppio delle referenze, anche se si possono ottenere risultati di gran lunga superiori, con una buona fantasia degli operatori oltre ad una maggiore predisposizione nel provare nuovi prodotti negli acquirenti. Un maggior assortimento va incidere in media su un aumento delle vendite pari ad un 25%. Aumentando l’assortimento, si generano vendite d’impulso.
Con lo sviluppo della grande distribuzione, i margini della vendita di pane di panificio tradizionale si sono assottigliati fino al 50%. Il “Punto Caldo” permette di realizzare prodotti che la grande distribuzione non possiede e questo permette di vendere con un “premium price” ciò che la concorrenza non dispone, aumentando i margini fino al 90%.
Prima dell’avvento della grande distribuzione, i margini per un panificio tradizionale erano attorno al 100%.
Le informazioni che sono state date rappresentano una media, perché ci sono diversi fattori che possono influenzare soprattutto i ricavi come per esempio:
la predisposizione del personale destinato alla vendita;
il bancone e l’arredamento del negozio;
l’ubicazione del negozio;
le competenze degli operatori destinati al laboratorio;
gli orari e i giorni di apertura del negozio;
la vicinanza dai concorrenti.
2.10 – La catena del valore
Come già visto nelle pagine precedenti, la catena del valore è costituita dal margine che, come spiegato nel paragrafo precedente, risulta essere in aumento rispetto ad un panificio tradizionale e dalle attività generatrice di valore, che a loro volta sono composte da attività primarie e di supporto.
Le attività primarie previste nel “Punto Caldo” sono:
logistica in entrata: ricevimento dal fornitore degli impasti surgelati, facendo attenzione a non interrompere la catena del freddo. Gestione quotidiana dei materiali destinati alla produzione e del magazzino, ponendo l’attenzione sull’andamento delle scorte, che risultano quindi essere ancor di più fondamentali che in un panificio tradizionale. Controllo di conformità relative agli acquisti;
attività operative: consistono nella programmazione della “cella ferma – lievitazione” e nella trasformazione dell’impasto in prodotto destinato alla vendita, attraverso l’uso di un manuale operativo;
logistica in uscita: nella predisposizione dei prodotti sul balcone producendo continuamente i cosiddetti “prodotti immancabili” e intervallando nell’arco della giornata quelli “alternativi”. Programmazione settimanale delle vendite che consentono di avere un “premium price”;
marketing e vendite: attenzione al decoro del bancone e del locale promuovendo solamente il proprio brand, promozione dell’attività del negozio attraverso sito internet, acquisto di spazi pubblicitari sui giornali, volantinaggio. Inoltre, vengono previste delle promozioni con sconti ed abbuoni. Infine vi è una continua ricerca dei bisogni del cliente, personalizzando ove possibile i prodotti destinati alla vendita;
servizi: vengono previsti corsi di aggiornamento per gli operatori.
Le attività di supporto invece previste sono:
approvvigionamento: vi è una continua ricerca di condizioni sempre più ottimali per l’acquisto di prodotti surgelati, selezionando il fornitore che rispetti pienamente la catena del freddo e che proponga un impasto che abbia un buon rapporto qualità/prezzo e che permetta di realizzare un numero elevato di referenze;
sviluppo della tecnologia: vi è sempre un’attenzione per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e processi che permettano di creare valore per il cliente;
gestione delle risorse umane: dopo un periodo di prova, basato sull’analisi della predisposizione al lavoro destinato e all’affidabilità della persona, vi è una tendenza all’assunzione a tempo indeterminato del personale, che deve essere sempre disposto ad un continuo aggiornamento. Sono previsti degli incentivi in base anche ai risultati;
attività infrastrutturali: vi è una oculatezza per una costante pianificazione strategica, per il controllo di gestione e per la qualità della propria proposta.
2.11 – L’innovazione di valore
Grazie allo schema “eliminare-ridurre-aumentare-creare”, adattato al concetto di “Punto Caldo” e qui sotto elencato, è possibile osservare come questo progetto possa rappresentare un’innovazione di valore per il comparto dei prodotti da forno.
ELIMINARE
fase dell’impasto;
personale specializzato e delle ore lavorative notturne;
i rischi legati alla perdita del personale, grazie al fatto che è più semplice imparare ad essere un operatore destinato all’attività di laboratorio;
eliminare gli scarti dovuti ad errori di ricettazione (il fornitore in caso di prodotto non conforme sostituisce la merce).
RIDURRE
spazio adibito a laboratorio;
costi fissi quali utenze, attrezzature e personale;
gli sprechi derivanti dall’invenduto quotidiano;
utilizzo di prodotti surgelati che non sono stati dichiarati correttamente come previsto dalla legge 508/98 garantendo la qualità e la sicurezza del cliente grazie ad una comunicazione corretta;
i rischi d’investimento.
AUMENTARE
vendite e i margini;
gli orari di apertura;
assortimento, con la possibilità di spaziare in più famiglie di prodotti;
possibilità d’apertura di nuovi punti vendita anche da parte di persone nuove al settore;
la passione nei confronti di un mestiere che fa parte delle nostre tradizioni;
possibilità di esportare un progetto senza troppe difficoltà.
CREARE
nuovi prodotti grazie alla personalizzazione;
nuovi servizi (organizzazione di feste di compleanno, uscite didattiche, ecc);
possibilità di rivalorizzare punti vendita destinati alla chiusura;
nuove opportunità di lavoro e nuova imprenditoria;
ricreazione dell’artigianalità.
2.12 – Il quadro strategico
Dopo aver individuato lo “schema eliminare-ridurre-aumentare-creare” necessario per rispondere alle quattro domande fondamentali per la creazione della curva di valore, occorre definire il quadro strategico del “Punto Caldo”. Sull’asse verticale si trovano dei valori, su una scala da 0 a 450, che stanno ad indicare il livello di offerta percepito dagli acquirenti inerente ai fattori competitivi. Sull’asse orizzontale invece si possono osservare i fattori in cui si concentrano la concorrenza e gli investimenti del settore.
CONCLUSIONE
La stesura della tesi mi ha dato la possibilità di approfondire e conoscere un ambito a me sconosciuto come quello dei prodotti da forno. Ritengo che il “Punto Caldo” possa rappresentare sia una nuova opportunità di business, sia un rilancio del settore.
Ho redatto questa tesi con vitalità e determinazione, con l’intento di approfondire diversi aspetti teorici al fine di inquadrare meglio le caratteristiche del “Punto Caldo”.
Il mio augurio è che in futuro possa avere ancora questa energia per ricercare nuovi “oceani blu”, confrontandomi con professionisti e valorizzando le diversità delle persone.
Spero che ogni persona possa coltivare la propria passione, vivendo con intensità il proprio ruolo e dedicando tempo per approfondire nuovi aspetti e confrontandosi, al fine di creare una “catena del valore”, che valorizzi ogni ambito professionale ed umano.
BIBLIOGRAFIA
Airoldi G, Brunetti G., Coda V., (2007) Corso di economia aziendale, Il Mulino.
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